Stablecoin: cosa sono e cosa la statistica può fare

Paolo Pagnottoni – Università di Pavia

In futuro, ci sarà uno stablecoin gestito dalle banche centrali che permetterà lo scambio di denaro digitale? Che tipo di valuta sarà?

Gli stablecoin sono criptovalute disegnate per mantere un valore stabile in relazione ad altri strumenti finanziari (tipicamente un’altra valuta) o un paniere di strumenti finanziari[1]. Gli stablecoin si possono classificare in quattro principali categorie, evidenziate da Bullman et al. (2019):

  1. Tokenised funds. Sono gli stablecoin che hanno per riserva un insieme di collaterali che consistono in fondi, i quali includono denaro contante, denaro elettronico, denaro delle banche commerciali o depositi di riserve delle banche centrali. Esempi di tali valute stabili sono Tether, il cui valore è legato al dollaro statunitense, e Utility Settlement Coin.
  2. Off-Ledger Collateralised. Sono gli stablecoin la cui riserva è data da un insieme di collaterali che comprendono diversi strumenti finanziari, quali multiple valute e T-Bills.
  3. On-Ledger Collateralised. Sono gli stablecoin che hanno per riserva un insieme di collaterali che sono mantenuti su blockchain. Un esempio di stablecoin costruito in tal modo è Dai.
  4. Basano il loro valore sulla relazione domanda-offerta di valuta, tenendo conto anche delle aspettative dell’utilizzatore. Un esempio è BasisCoin.

 

In futuro, ci sarà uno stablecoin gestito dalle banche centrali che permetterà lo scambio di denaro digitale? Che tipo di valuta sarà? Carney (2019) pone la questione, e risponde che una “Synthetic Hegemonic Currency” (SHC), ovvero una valuta sintetica egemonica, sarebbe meglio gestita dal settore pubblico, magari creando una rete di cosiddette “Central Bank Digital Currency” (CBDC). La ratio consisterebbe nel fatto che una valuta globale, avente per riserva un paniere di strumenti finanziari, potrebbe contribuire a miglioramenti globali dal punto di vista economico e finanziario. Ad esempio, una valuta sintetica egemonica potrebbe ridurre notevolmente l’influenza del dollaro americano sul commercio globale, ridimensionare gli spillover ai tassi di cambio derivanti da shock nelle economie avanzate, e favorire una situazione di commercio che sia meno dipendente dal dollaro.

Questa non è la prima volta che l’idea di una valuta globale si è diffusa pubblicamente. Cooper (1984) propose la creazione di una valuta comune per tutte le democrazie industriali, con una condivisa politica monetaria. D’altro canto, altri si sono schierati a favore di un mantenimento delle valute di una certa importanza, ma con una politica ti tassi di cambio più restrittiva, come Williamson (1993). Altri ancora suggeriscono di mantenere l’attuale situazione di “status quo”, come Rogoff (2001).

Ma come mai l’attenzione dei regolatori si è concentrata così tanto sul piano di Facebook di emettere un proprio stablecoin, Libra? Prima di tutto, in qualità di tech-giant, Facebook può fare leva sulla sua vasta base di utilizzatori, con approssimativamente 2.41 miliardi di users attivi mensilmente[2]. Per vedere la cosa in prospettiva, si stima ci siano circa 40 milioni di wallet di Bitcoin[3] e 1 milione di users attivi[4] correntemente. Questo significa che Facebook dovrebbe penetrare solamente il 2% della sua base di utilizzatori per eguagliare quello che è un limite superiore della base di utilizzatori di Bitcoin, la criptovaluta sino ad oggi più comunemente conosciuta e utilizzata. Nonostante i due strumenti possano servire a differenti scopi, c’è la possibilità che Libra di Facebook acquisisca rapidamente un’ingente base di utilizzatori che si trasferiscono denaro digitale rilasciato da un ente privato. Questo potrebbe influenzare notevolmente l’ecosistema delle valute e degli scambi globali. Un chiaro esempio sono le rimesse degli individui, che potrebbero essere effettuate più agevolmente e a condizioni più vantaggiose per gli utilizzatori.

La comunità statistica nazionale ed internazionale ha anch’essa iniziato a mostrare interesse verso il fenomeno degli stablecoin. Ad esempio, Mita et al. (2019) comparano diversi meccanismi di stabilizzazioni di prezzi dal punto di vista dell’implementazione e dell’impresa, mentre la ricerca di Giudici et al. (2020) mira a costruire uno stablecoin basato su un paniere di valute che sia stabile e resiliente agli shock nei tassi di cambio. Ma molto ancora è da esplorare, e la statistica può certamente aiutare a comprendere fenomeni e scenari anche in questo ambito internazionalmente dibattuto, al fine di coadiuvare scelte e politiche economiche relative all’adozione di stablecoin.

 

Riferimenti bibliografici

Bullmann, D., Klemm, J., & Pinna, A. (2019). In search for stability in crypto-assets: Are stablecoins the solution?. ECB Occasional Paper, (230).

Carney, M. (2019, August). The growing challenges for monetary policy in the current international monetary and financial system. In Remarks at the Jackson Hole Symposium.

Cooper, R. N. (1984). A monetary system for the future. Foreign Aff.63, 166.

Giudici, P., Pagnottoni, P., & Leach, T. (2020). Libra or Librae? Basket based stablecoins to mitigate foreign exchange volatility spillovers. Basket Based Stablecoins to Mitigate Foreign Exchange Volatility Spillovers (March 1, 2020).

Mita, M., Ito, K., Ohsawa, S., & Tanaka, H. (2019). What is Stablecoin?: A Survey on Price Stabilization Mechanisms for Decentralized Payment Systems. arXiv preprint arXiv:1906.06037.

Rogoff, K. (2001). Why not a global currency?. American Economic Review91(2), 243-247.

Williamson, J. (1993). Exchange rate management. The Economic Journal103(416), 188-197.

 

[1] Per una discussione più dettagliata, si veda Financial Stablity Board (2019).

[2] Fonte: https://www.statista.com/statistics/647374/worldwide-blockchain-wallet-users/

[3] Fonte: https://coinmetrics.io/

[4] Fonte: https://www.statista.com/statistics/647374/worldwide-blockchain-wallet-users/

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