Reazione emotiva al COVID-19 e fiducia nei mercati finanziari

 

Roy Cerqueti, Valerio Ficcadenti[1]

 

Il mondo sta vivendo la rapida e drammatica diffusione del COVID-19, con milioni di infetti e un gran numero di morti. Al di là degli aspetti sanitari legati all’emergenza, una delle principali preoccupazioni della comunità riguarda l’impatto economico delle misure adottate per contrastare il virus.

In questo contesto si colloca anche l’evidente sofferenza dei mercati finanziari, che hanno presentato ragguardevoli perdite in concomitanza con le fasi principali della pandemia e della sua propagazione. Una semplice interpretazione della crisi dei mercati, dunque, consegna il disagio finanziario come segnale di un’ansia generalizzata, così da rendere degna di esplorazione la congettura per la quale le preoccupazioni per la pandemia di COVID-19 influenzano le aspettative circa i rendimenti futuri dei mercati finanziari.

Questa nota entra in questo dibattito. In particolare, vogliamo discutere come l’ansia per COVID-19 rispecchia le strategie di investimento / disinvestimento di denaro nei mercati finanziari. In particolare, discutiamo della relazione tra l’ansia per COVID-19 e la visione dei mercati finanziari, con l’obiettivo di indagare relative dinamiche di ottimismo e pessimismo. Lo studio è condotto su un gran numero di Paesi e su base temporale, per osservare le diverse inclinazioni delle popolazioni nei termini della reazione emotiva alla pandemia e alla sua lettura nelle dinamiche finanziarie.

In linea con diversi studi, assumiamo che la ricerca compulsiva della parola “coronavirus” su Google nei confini di un certo Paese rispecchi l’ansia generata dalla pandemia in quel Paese, e il volume di queste ricerche ne rappresenta una efficace misurazione. La raccolta di questi dati giornalieri è basata su Google Trends, e il termine “coronavirus” è stato opportunamente tradotto nella lingua maggiormente parlata nei Paesi considerati. Si veda la Figura 1 per avere un’idea dell’andamento aggregato dei volumi di ricerche che i cittadini hanno generato. Si tratta della media giornaliera di quanto riprotato da Google Trends per i paesi qui considerati.

Figura 1 – Serie storica della media dei volumi giornalieri di ricerche provenimenti da Google Trends per ogni paese. Le parole chiave utilizzate sono traduzioni di “coronavirus” nelle lingue più parlate nei paesi in analisi. La lista dei paesi è riportata in Figura 2.

Per quanto riguarda i dati finanziari, consideriamo i livelli giornalieri dei principali indici azionari, che includono società collegate ai Paesi considerati. La fonte dei dati finanziari è Datastream.

Il periodo di riferimento per entrambi i dati va dal 6 gennaio 2020 al 19 giugno 2020, anche se la data di inizio delle misurazioni varia da Paese a Paese, ed è stata agganciata al primo giorno successivo al 6 gennaio nel quale il termine “coronavirus” ha avuto un volume di ricerche non nullo – ovvero, il primo giorno nel quale i cittadini di un determinato Paese hanno iniziato ad informarsi sulla pandemia.

Con l’obiettivo di disporre di un insieme di dati affidabile e coerente – sul piano dell’accesso ad internet ed ai mercati finanziari – abbiamo selezionato i Paesi da analizzare sulla base dell’Indice di Sviluppo Umano (HDI – acronimo di Human Development Index). Tale indice è adottato dal Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite per classificare i Paesi secondo una misura del livello di sviluppo umano posseduto. In particolare, abbiamo selezionato i Paesi con HDI maggiore di 0,8 al 2018, ovvero quelli considerati “altamente sviluppati”. A tale elenco abbiamo aggiunto la Cina (che ha HDI pari a 0.75), per il suo ruolo rilevante nella pandemia. Infine, abbiamo escluso dei Paesi privi di dati finanziari sulla nostra fonte (Andorra, Bahamas, Barbados, Belarus, Brunei, Liechtenstein, Palau, Seychelles e Uruguay – alcuni di questi Paesi non hanno mercati finanziari nazionali di riferimento). La lista delle Nazioni analizzate è riportata sull’asse delle ordinate in Figura 2.

L’idea alla base dello studio si fonda sulla sincronicità tra incrementi e decrementi delle ricerche di Google e dei livelli dell’indice azionario. In dettaglio, una grande entità dei volumi di ricerche del termine “coronavirus” e il simultaneo basso livello del valore degli indici è associato a stati d’animo pessimisti, mentre la situazione opposta – basse ricerche su Google e alti valori degli indici – descrive una situazione di sostanziale ottimismo.

Per catturare questi aspetti, si è costruito un indicatore statistico associato ad un prefissato periodo e calcolato su tutti i Paesi del campione. Nello specifico, l’indicatore confronta – dopo un opportuno trattamento dei dati – i livelli delle serie prese da Google Trends e i livelli dei prezzi degli indici per il Paese considerato e nel periodo di riferimento. Tale indicatore è convenientemente concettualizzato con intervallo di variazione tra 0 e 1, imponendo che tanto più l’indice si avvicina ad 1, tanto più alto è l’ottimismo del paese considerato. I casi limite sono valori 0 e 1, da intendersi rispettivamente come massimo pessimismo e massimo ottimismo.

La Figura 2 mostra i valori dell’indicatore per singoli Paesi, considerando come intervallo di tempo di riferimento la settimana e calcolandone dunque il valore per tutte le settimane del periodo di osservazione. Diversi risultati interessanti emergono, e la nostra analisi consente di raggruppare adeguatamente i Paesi considerati durante il periodo di pandemia. Si rilevano, inoltre, generalizzate ondate di pessimismo seguite da fasi di ottimismo. E’ interessante osservare il cambio drastico tra la settima e l’ottava settimana, periodo nel quale la comunità internazionale ha preso consapevolezza della situazione (si ricordi che il COVID-19 è stato dichiarato pandemia dall’OMS l’11 marzo 2020).

Maggiori dettagli possono essere reperiti su Cerqueti & Ficcadenti (2020).

Figura 2 – Mappa di calore dell’indicatore considerato a livello di Paese e sulle singole settimane. I rientri a sinistra rappresentano le differenze nella data di inizio dei volumi di ricerca positivi su Google Trends per Paese. Sull’asse delle ascisse troviamo i paesi considerati, cioè quelli con HDI maggiore di 0.8 (la Cina è stata aggiunta pur avendo un HDI di 0.75 per la sua rilevanza in questa analisi).

Bibliografia

Cerqueti R., Ficcadenti V., (2020). Anxiety for the pandemic and trust in financial markets. Sottomesso per la pubblicazione. arXiv preprint arXiv: 2008.01649

[1] Gli autori ringraziano sentitamente la Professoressa Anna Maria D’Arcangelis per gli essenziali suggerimenti forniti.

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