Il panorama italiano delle misure di benessere

Silvia Facchinetti, Elena Siletti

L’importanza del benessere è ampiamente riconosciuta e la sua misurazione è una questione affrontata da tempo. Anche le recenti crisi mondiali hanno evidenziato la necessità di nuovi indici per una buona pianificazione, un adeguato supporto ai policy-makers e un corretto confronto internazionale. Sulla spinta del Capability approach (Sen, 2003) e della Commissione Stiglitz (Stiglitz et al., 2009), ci si è focalizzati su un sistema statistico complementare basato sul benessere sociale e adatto a misurarne la sostenibilità. L’idea è di sviluppare indicatori chiari e interessanti come il prodotto interno lordo, ma più inclusivi degli aspetti ambientali e sociali del progresso (OCSE, 2013). Le nuove misure dovrebbero considerare sia una valutazione oggettiva che soggettiva, comprendendo anche la percezione dei singoli. Seguendo tali suggerimenti sono stati proposti molti indici compositi con strutture e scopi diversi.

Di seguito una rassegna dello scenario italiano in cui vengono messi in evidenza peculiarità e difetti degli indici, con lo scopo di permetterne un impiego consapevole nelle scelte di policy, fare graduatorie e combinare fonti di dati diverse quali sondaggi, nuovi dati da social network o big data. Tale scenario comprende: l’indice di Qualità della Vita de “Il Sole 24 Ore” (QoL) con una lunga storia nella società italiana, il Better Life Index (BLI) utilizzato per il confronto internazionale e l’indice di Benessere Equo e Sostenibile (BES) elaborato dall’Istituto Italiano di Statistica (ISTAT) seguendo i recenti suggerimenti della comunità scientifica. Le principali caratteristiche di ognuno sono riportate in Tabella 1.

Tabella 1: Sintesi dei principali indici di benessere utilizzati in Italia.

Gli indici sono valutati sulla base della presenza/assenza di cinque criteri, seguendo le indicazioni di Hagerty et al. (2001) e Stiglitz et al. (2009).

 

Scopi degli indici

Tutti gli indici hanno un chiaro ma diverso scopo pratico. Il QoL, nato per fini puramente giornalistici, è diventato un riferimento oltre che per i media, anche per i professionisti e il suo fine principale sembra essere la “graduatoria”. Il BLI è nato specificatamente per confrontare paesi o regioni. Il BES ha come obiettivo quello di fornire statistiche ufficiali enfatizzando la struttura multidimensionale del benessere e fornire supporto per i policy-maker a diversi livelli di ripartizione geografica. L’opportunità per i responsabili politici di utilizzare informazioni sul benessere è fondamentale, ma dovendo spesso operare a differenti livelli di ripartizione geografica con norme e caratteristiche diverse, necessitano di dati territoriali. Sfortunatamente gli indici non sono spesso disponibili a livello disaggregato, non consentendo confronti all’interno del paese o tra diversi gruppi sociali (Burchi e Gnesi, 2016). Il QoL è definito solo provincialmente, il BLI sia a livello nazionale che regionale ma con indicatori diversi, infine il BES a livello regionale (esistono solo esperienze pilota per un numero limitato di province o città e le misure adottate sono diverse).

Monitoraggio e controllo dell’andamento temporale.

Attualmente tutto sembra accadere con grande velocità e si verificano cambiamenti quasi quotidiani. Sarebbe quindi utile avere dati ad alta frequenza in modo da poter registrare tali cambiamenti. Gli indici esaminati hanno tutti frequenza annuale che potrebbe nascondere importanti fluttuazioni. Si evidenzia inoltre che il QoL cambia gli indicatori e i corrispondenti domini nel corso delle edizioni e che, anche quando l’indicatore è lo stesso, a volte vengono utilizzate unità di misura differenti. Nel BLI quasi sempre le informazioni sono ritardate anche di diversi anni, secondo il paese considerato e non esiste di fatto una serie storica. Nel BES, nonostante dal 2019 alcuni dati vengano aggiornati semestralmente, alcuni indicatori sono tuttora ritardati.

Struttura multidimensionale.

Tutti e tre gli indici hanno una struttura composita ma presentano granularità e metodi di aggregazione diversi. Nel QoL vengono calcolati punteggi con pesi uguali per ogni indicatore, ogni dominio e per l’indice sintetico. Anche nel BLI si calcolano punteggi con pesi uguali per ogni dominio e per l’indice sintetico, solo nella visualizzazione web è possibile scegliere un sistema personale di preferenze per i domini. Dal 2015, per dimensioni e con modalità diverse, l’ISTAT fornisce indici sintetici di dominio adottando il metodo AMPI (Mazziotta e Pareto, 2016) e utilizzando un numero di indicatori inferiore all’indice composito; in alcuni casi le dimensioni sono sintetizzate con più indici e non viene fornito un indice sintetico.

 

 

Dimensioni oggettive e soggettive.

Nonostante le indicazioni della Commissione Stiglitz la dimensione soggettiva è sempre fortemente trascurata: nel QoL non vengono considerati indicatori soggettivi, nel BLI rappresentano solo il 7.7% degli indicatori, e nel BES corrispondono al 17.7%. In conclusione gli indici hanno una storia differente, gli scopi, i periodi e i quadri teorico, geografico e temporale per cui sono stati proposti sono diversi. Anche il loro utilizzo dovrebbe essere differenziato, tuttavia spesso vengono utilizzati, in particolare dai media, come sostituti o complementari. Per migliorarne la qualità, sarebbero necessarie: una più efficace pianificazione nella raccolta dei dati, un aumento delle frequenze temporali, una maggiore disaggregazione e un incremento della dimensione soggettiva. Dall’analisi effettuata, emerge che l’indice che soddisfa la maggior parte dei criteri considerati è il BES. Tuttavia, anche in questo caso, si potrebbero attuare importanti miglioramenti: aggiornamenti e rilasci più frequenti, un livello geografico più dettagliato e una struttura più chiara per gli indici sintetici.

 

Bibliografia

Burchi F, Gnesi C (2016) A review of the literature on well-being in Italy: a human development perspective. Forum for Social Economics 45:170-192.

Hagerty M, Cummins R, Ferriss A, Land K, Michalos A, Peterson M, Sharpe A, Sirgy J, Vogel J (2001) Quality of life indexes for national policy: review and agenda for research. Social Indicator Research 55:1-96.

Mazziotta M, Pareto A (2016) On a generalized non-compensatory composite index for measuring socio-economic phenomena. Social Indicators Research 127:983-1003.

OCSE (2013) How’s life? Measuring well-being. URL https://doi.org/10. 1787/9789264201392-en

Sen A (2003) Development as Capability Expansion. Readings in Human Development. Oxford University Press

Stiglitz J, Sen A, Fitoussi J (2009) Report by the commission on the measurement of economic performance and social progress. INSEE

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