Fa più paura il virus o restare isolati? Effetti del COVID-19 sugli studenti di tre università italiane

Giovanni Busetta – Universita’ degli Studi di Messina

Maria Gabriella Campolo – Universita’ degli Studi di Messina

Fabio Fiorillo – Università Politecnica delle Marche

Laura Pagani – Università degli Studi di Milano-Bicocca

Demetrio Panarello – Università di Bologna

Valeria Augello – Politecnico di Torino

 

La ricerca presentata in questo articolo mira ad esplorare i livelli di ansia degli studenti prima e durante il diffondersi della pandemia attraverso l’uso del test STAI-Y (State-Trait Anxiety Inventory), che viene utilizzato per discriminare tra l’ansia misurata allo stato attuale (ansia di stato) e quella abituale (ansia di tratto).
I risultati evidenziano l’importanza di identificare le caratteristiche dei soggetti fragili e resilienti, nell’ottica di fronteggiare eventuali shock negativi imprevedibili, quali pandemie, che dovessero ripresentarsi.

 

La natura del COVID-19 implica una marcata correlazione tra paura di contrarre il virus e misure messe in atto per contenere la pandemia e aumento del livello di ansia della popolazione.

Secondo la principale letteratura sull’argomento (per una panoramica si veda Salari et al., 2020), maggiori livelli di ansia, depressione e stress colpiscono comunemente le persone con livelli di istruzione più elevati.
Questa correlazione rende gli studenti universitari un campione particolarmente adatto a valutare l’impatto dell’attuale pandemia sui livelli di ansia.

Nonostante la diffusione capillare del COVID-19 e le rigorose misure di isolamento connesse possano comportano profonde conseguenze psicologiche sugli studenti che frequentano scuole e università, non sono stati condotti studi specifici sugli studenti universitari italiani.

La ricerca che presentiamo mira ad esplorare i livelli di ansia degli studenti prima e durante il diffondersi della pandemia attraverso l’uso del test STAI-Y (State-Trait Anxiety Inventory), che viene utilizzato per discriminare tra l’ansia misurata allo stato attuale (ansia di stato) e quella abituale (ansia di tratto). In entrambi i casi il soggetto valuta, su una scala da 1 a 4, quanto quaranta diverse affermazioni si addicono al proprio comportamento (Spielberger, 1983). Ne deriva un punteggio per ognuna delle due distinte tipologie di ansia che va da 20 ad 80, identificando 3 livelli di ansia: bassa o assente (20-37), moderata (38-44) ed alta (45-80).

Abbiamo somministrato online un questionario durante il lockdown agli studenti di tre università italiane: Messina (sud Italia), Udine (nord Italia) e la Politecnica delle Marche (centro Italia) ad Ancona. Al sondaggio, aperto dal 29 aprile al 17 maggio 2020, sono stati invitati tutti gli studenti dei tre atenei (Busetta et al., 2021).

Il totale delle risposte è stato: 1.228 degli studenti dell’Università degli Studi di Udine (28%), 1.461 dell’Università di Messina (33%) e 1.690 della Politecnica delle Marche (39%): in totale 4.379 risposte sono state raccolte in 19 giorni. Il campione comprende 2.868 femmine (66%) e 1.511 maschi (34%).

Dei 4379 studenti che hanno risposto al questionario la maggior parte è iscritta ad un corso di laurea triennale (64%). Per quanto riguarda il campo di studi, abbiamo suddiviso le diverse discipline in quattro grandi gruppi: Economia e Giurisprudenza (18%); Medicina (19%); Scienze e tecnologie – STEM (45%); Scienze umane e della formazione (19%).

Il punteggio medio dell’ansia prima della pandemia era 47,3, più alto per gli studenti dell’Università di Messina (48,1), seguito da quelli dell’Università di Udine (47,5) ed infine da quelli dell’Università Politecnica delle Marche (46,5).
Il punteggio medio dell’ansia durante la pandemia è stato, invece, di 52,7, più alto per gli studenti dell’Università di Messina (54,1), seguiti da quelli dell’Università di Udine (52,9) ed infine da quelli dell’Università Politecnica delle Marche (51,3).

Il risultato mostra che il livello medio di ansia degli studenti è aumentato durante il lockdown in tutte e tre le Università, rispetto ai livelli abituali e in tutti i casi queste differenze sono statisticamente significative.
Pertanto, la paura del virus e le misure restrittive come la chiusura delle università hanno portato a emozioni negative nella popolazione studentesca in media.

Suddividendo poi gli studenti che hanno risposto al questionario tra coloro che sono caratterizzati da alti livelli di ansia pre-covid (che ammontano a 2.518), il 63,54% (1.600) hanno peggiorato il loro problema durante la pandemia.

È interessante notare che 918 studenti con ansia abituale elevata stanno meglio (36,46%) durante la pandemia e, tra questi, 321 studenti sembrano aver ridotto in modo significativo i loro problemi di ansia, transitando a un livello più basso.
Ciò suggerisce che, durante il lockdown, ci sono anche alcuni elementi che possono ridurre il livello di ansia.

Infatti, mentre le persone solitamente non ansiose possono sperimentare un elevato aumento dell’ansia a causa della paura della pandemia, le persone solitamente molto ansiose possono sperimentare ritmi che risultano per loro meno ansiogeni a causa delle misure di confinamento.

D’altra parte, però, più del 50% del nostro campione inizia a soffrire di ansia durante il lockdown e oltre il 60% degli studenti, affetti abitualmente da un alto livello di ansia, ha peggiorato il proprio problema durante la pandemia.

La probabilità di aumentare la situazione di ansia patologica diminuisce per gli studenti frequentanti corsi universitari in Medicina, Scienze e Scienze umanistiche e dell’Educazione.
Una condizione economica bassa (rilevata attraverso l’ottenimento di borse di studio legate al reddito) è associata a un peggioramento del livello d’ansia rispetto ai livelli abituali.

Abbiamo osservato, inoltre, che l’apprendimento a distanza ha un effetto benefico sul livello di ansia degli studenti, ma non per quelli più vulnerabili.

I risultati di questo studio evidenziano l’importanza di identificare le caratteristiche dei soggetti fragili e resilienti, nell’ottica di fronteggiare eventuali shock negativi imprevedibili, quali pandemie, che dovessero ripresentarsi.


Riferimenti bibliografici

Busetta, G., Campolo, M.G., Fiorillo, F., Pagani, L., Panarello, D. e Augello, V. (2021). Effects of COVID-19 lockdown on university students’ anxiety disorder in Italy. Genus, 77(25), 1-16.

Salari, N., Hosseinian-Far, A., Jalali, R. et al. (2020). Prevalence of stress, anxiety, depression among the general population during the COVID-19 pandemic: a systematic review and meta-analysis. Globalization and Health, 16(1), 1-11.

Spielberger, C.D. (1983). State-Trait Anxiety Inventory (Form Y). Consulting Psychologists Press, Palo Alto, CA.

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