Il mercato del lavoro nei processi di digitalizzazione

Marilene Lorizio – Università degli Studi di Foggia

Antonia Rosa Gurrieri – Università degli Studi di Foggia

 

Come si trasformerà il mercato del lavoro nei prossimi anni? La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale producono effetti continui e profondi sul mercato del lavoro, soprattutto a causa di lavoratori non qualificati e che devono riconvertire i propri skills, adattandoli a quanto richiesto dall’offerta di lavoro tecnologico. Tuttavia, la digitalizzazione non comporta necessariamente un taglio dei posti di lavoro, ma sicuramente impone un adeguamento fisiologico dei lavoratori. L’intelligenza artificiale, in particolare, suscita grande interesse per gli effetti prodotti e producibili sul mercato del lavoro.

 

Storicamente, l’utilizzo delle nuove tecnologie ha determinato considerevoli vantaggi per la società e l’economia ed ha modificato strutturalmente il mercato del lavoro.
Tuttavia, la diffidenza verso le innovazioni ed i loro effetti sul lavoro continua a caratterizzare anche l’attuale rivoluzione in atto (IV Rivoluzione Industriale). La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale producono effetti continui e profondi sul mercato del lavoro, soprattutto a causa di lavoratori non qualificati e che devono riconvertire i propri skills, adattandoli a quanto richiesto dall’offerta di lavoro tecnologico.
Tuttavia, la digitalizzazione non comporta necessariamente un taglio dei posti di lavoro, ma sicuramente impone un adeguamento fisiologico dei lavoratori. L’intelligenza artificiale, in particolare, suscita grande interesse per gli effetti prodotti e producibili sul mercato del lavoro.

Nel tempo, le macchine si sono rivelate in grado di eseguire una varietà crescente di funzioni prima svolte dagli uomini. Per ovviare a tale situazione occorre investire in innovazioni che generino nuovi posti di lavoro caratterizzati da alta produttività e remunerazioni eque, in modo da non affossare le nuove generazioni in una realtà lavorativa incerta e prevalentemente rappresentata da gig-jobs (piccoli lavori temporanei sottopagati).

Gli allarmisti (Summers, 2016), che vedono nelle nuove tecnologie la fine del lavoro in tutti i settori produttivi, ipotizzano persino situazioni di jobless growth, con profonde disuguaglianze sociali.
Al contrario, i moderati (Acemoglu e Restrepo, 2018) riconoscono la natura dirompente della tecnologia ma con effetti negativi di breve periodo. L’ipotesi più accreditata è che la tecnologia risulti complementare ai lavoratori (soprattutto qualificati), senza pertanto restringere la domanda di lavoro e l’occupazione; in particolare, il progresso tecnologico può determinare una contrazione della domanda di lavoro (e quindi dei salari e dell’occupazione), se i fattori positivi dati dagli gli incrementi di produttività non riescono a controbilanciare gli esiti negativi dovuti alla sostituzione dei lavoratori scaturente dall’automazione. Susskind (2017) basandosi su ipotesi più estreme (invecchiamento umano e l’impoverimento del lavoro) considerano ambiguo l’effetto finale del progresso tecnologico sul mercato del lavoro. Byrne et al., 2017, invece, esprimono una visione più equilibrata, sostenendo che il cambiamento tecnologico può produrre sia effetti di sostituzione che di crescita del lavoro.

La rivoluzione legata all’intelligenza artificiale presenta caratteristiche peculiari, ma l’idea di fondo è che un’economia resiliente e flessibile possa contrastare la disoccupazione tecnologica.
Infatti, l’incremento dei redditi si traduce in un parallelo aumento della domanda di lavoro nei settori che producono beni non automatizzabili e si avvalgono di lavoratori che svolgono funzioni ad elevato contenuto manuale. La maggiore produttività favorisce gli investimenti in tutti i settori, con effetti moltiplicativi che si riverberano anche sull’occupazione. Inoltre, le innovazioni cancellano i lavori arretrati, ma promuovono – e sono complementari ad essi – nuovi lavori caratterizzati da inventiva, flessibilità abilità immateriali.
Ai mutamenti strutturali è probabile si associ una marcata polarizzazione, caratterizzata dall’incremento delle professioni più qualificate e dalla corrispondente progressiva contrazione di quelle mediamente qualificate.

Adeguate politiche del lavoro dovranno basarsi sulla motivazione invece che sul controllo, su una competizione solidale più che distruttiva. Diventano fattori strategici, produttivi e sociali, la responsabilità, la fiducia e la sicurezza.
L’intelligenza artificiale non appare ancora in grado di sostituire integralmente l’uomo (weak artificial intelligence), poiché la sostituzione del lavoro umano riguarda funzioni codificabili e di routine, ma non quelle basate su prestazioni immateriali, creatività, interazione sociale. Pertanto, al momento sembra più realistico uno scenario futuro caratterizzato da interazione e collaborazione tra uomo e macchina.

 


 

Riferimenti bibliografici

Acemoglu D. e Restrepo P. (2018). Artificial Intelligence, Automation and Work. In Agrawal A.K., Gans J. and Goldfarb A. (Eds.), The Economics of Artificial Intelligence, University of Chicago Press, Chicago.

Byrne D. e Corrado C. (2017). ICT Services and Their Prices: What Do They Tell Us About Productivity and Technology?. International Productivity Monitor, 33, 150–181.

Summers L. (2016), A Disaster is Looming for American Men. Washington Post, September 29.

Susskind D. (2017). A Model of Technological Unemployment. Economics Series Working Papers 819, University of Oxford, Department of Economics, Oxford.

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