Una cultura statistica di base è la chiave per avere un’assistenza sanitaria migliore

Luana Caselli e Luca Iaboli,

Autori di Doctor G, una graphic novel per promuovere la comprensione della statistica di base.

 

 Una cultura statistica di base è la chiave per avere un'assistenza sanitaria migliore 1  

Un famoso aforisma di Benjamin Franklin recita: “a questo mondo non c’è niente di certo, tranne la morte e le tasse”. Infatti, ogni giorno dobbiamo fare scelte, incluse quelle relative alla salute, che implicano un certo grado di incertezza e di rischio. Dovrei vaccinarmi contro l’influenza? Dovrei assumere un farmaco per abbassare il colesterolo? Ho 35 anni e sono incinta: mi dovrei sottoporre ad uno screening prenatale? Non esiste una risposta univoca a nessuna di queste domande, ma esiste una risposta adeguata, perché informata e consapevole dei pro e dei contro insiti in ciascuna scelta.

Tuttavia, spesso valutiamo in modo poco preciso i benefici, i rischi ed i limiti delle evidenze disponibili. Una delle principali ragioni di questa carenza è l’analfabetismo statistico, cioè l’incapacità di comprendere e valutare criticamente i numeri con cui ci confrontiamo quotidianamente. Infatti, all’inizio del XXI secolo quasi tutti sanno leggere e scrivere, ma pochi sanno ragionare con i numeri, una competenza chiave per essere cittadini attivi nella società contemporanea.

Facciamo un esempio attuale: dal 1° dicembre 2016 è in vendita nelle farmacie l’autotest HIV, un test rapido che si può fare a casa per la diagnosi di infezione da HIV.

L’obiettivo dell’autotest è di individuare le persone malate che non sanno di esserlo, così da ridurre la trasmissione del virus e trattare i pazienti positivi. L’intento è nobile ma quanto è attendibile il test? Quantificare l’errore è cruciale: qual è il potere predittivo positivo del test? Cioè, se faccio il test e risulta positivo, qual è la probabilità che io abbia l’HIV? Questo numero dipende molto dalla prevalenza di infezione nella popolazione di riferimento.

Ad esempio, se io sono un donatore di sangue senza fattori di rischio per l’infezione, la prevalenza di HIV è di 1 caso su 10000 persone. Dal produttore sappiamo che l’autotest ha una sensibilità (la probabilità che un soggetto infetto risulti positivo al test) del 100%, e una specificità (la probabilità che un soggetto sano risulti negativo al test) del 99,8% (1).

Ciò significa che su 10000 persone, 9999 non sono infette e 1 è HIV positiva. Quest’ultima risulterà quasi sicuramente positiva al test (il test ha una sensibilità del 100%). Delle 9999 persone sane, il test ne individuerà correttamente 9979 come non infette (la sua specificità è del 99,8%) mentre 20 persone saranno falsi  positivi, cioè positive al test ma non infette (9999 – 9979 = 20). In pratica, 21 persone risulteranno positive al test ma solo 1 avrà l’HIV. Quindi, per rispondere alla domanda iniziale, la probabilità che io abbia l’HIV nel caso in cui il mio test è positivo, è di 1 su 21, cioè del 4,7% .Una cultura statistica di base è la chiave per avere un'assistenza sanitaria migliore 2

Anche il miglior test non è perfetto e i risultati devono essere interpretati con attenzione. Alcuni risultati poi possono essere allarmanti e devono essere trattati con cautela. Sino a ieri, se il risultato del test HIV fatto nel laboratorio di un ospedale era positivo, la comunicazione della diagnosi avveniva solo dopo ulteriori test di conferma e da parte di uno specialista. Dal 1° dicembre  manca questo filtro e nel foglietto illustrativo che accompagna l’autotest HIV si legge di rivolgersi al medico in caso di esito positivo. Speriamo che sia sufficiente anche se una frase scritta su un foglietto illustrativo non ha certo lo stesso impatto di un colloquio con uno specialista. In ogni caso, non bisogna allarmarsi, i falsi positivi esistono e sono frequenti!

Nella nostra vita e nel linguaggio comune, parole come percentuali, frequenze, probabilità, rapporto rischio/beneficio ricorrono molto spesso. Si tratta di concetti fondamentali per prendere decisioni autonome e razionali, pari alla conoscenza della lingua o della matematica elementare. Eppure, non esiste una cultura statistica diffusa, nemmeno nella pratica di specialisti quali medici, giornalisti, avvocati e così via.

 

 

La necessità di divulgare questa competenza per promuovere la salute, richiede strumenti adatti a comunicare informazioni scientifiche e concetti impegnativi come la statistica in modo semplice e piacevole.

I numeri non devono complicare la vita, ma semplificarla aiutandoci a scegliere.

 

 

 

BOX:Una cultura statistica di base è la chiave per avere un'assistenza sanitaria migliore 3

“Doctor G” è un romanzo a fumetti dalla trama poliziesca, che illustra i principali concetti di statistica applicati alla nostra salute e al campo dei processi giudiziari. L’intento del progetto è da un lato, quello di supportare i professionisti nel capire e trasmettere i rischi e benefici di un test o di una cura, dall’altro sviluppare nelle persone un maggiore senso critico che le porti a porre le domande giuste per prendere decisioni informate in materia di salute.

 

 

Riferimenti bibliografici

1, autotest-sante.com/it/autotest-VIH-par-AAZ-139.html

 

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1 Comment on "Una cultura statistica di base è la chiave per avere un’assistenza sanitaria migliore"

  1. Il problema confrontato nel libro a fumetti è importantissimo. L’approccio scelto è originale e promete un bel impatto. Occorre adesso far che questa pubblicazione arrivi dovunque. Complimenti agli autori, onestamente, un capolavoro!

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