Lo spirito imprenditoriale come chiave del successo di un’impresa

Corrado Crocetta

Secondo il Rapporto 2016 della Fondazione per la sussidiarietà i risultati di un’azienda dipendono dalla personalità del management.
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Spesso osservando le storie di imprenditori di successo si ha la percezione che il loro intuito, la loro determinazione e la loro capacità di pensare in modo differente sia il fattore chiaro del loro successo.
Il premio Nobel per l’economia James Heckman ha individuato nei c.d. big five i cinque fattori trainanti della personalità di un manager: la responsabilità, l’apertura all’innovazione ed al cambiamento, l’estroversione, la tendenza a lavorare in team e la stabilità emotiva.
La Fondazione per la Sussidiarietà e L’Università di Bergamo hanno misurato l’impatto di tali fattori sulle performance delle imprese, coinvolgendo nelle loro ricerca 380 imprenditori e manager di imprese attive in quattro settori centrali per il Made in Italy (abbigliamento-tessile, agroalimentare-ortofrutta, macchine utensili, legno-arredo). Sulla base delle informazioni e valutazioni raccolte, sono stati identificati i comportamenti e le attitudini che, a parità di altri fattori, spiegano meglio le performance di una impresa in termini di redditività, innovazione e internazionalizzazione. Fattori come la capacità del management di cooperare con clienti, fornitori, collaboratori e altre imprese, la responsabilità nell’impegno aziendale, l’apertura alle esperienze internazionali, si sono rivelati fondamentali nel miglioramento dei risultati d’impresa ed hanno determinato una crescita significativa del fatturato, nuove assunzioni, incrementi di utili, crescita dell’innovazione e maggiore internazionalizzazione.
Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la sussidiarietà, già direttore di questa rivista, si dice convinto che il nuovo paradigma per il successo di un’impresa non è più basato sull’achievement ma sul character dei singoli imprenditori, per questo servono incentivi e defiscalizzazioni legate a progetti valutati in base alla loro effettiva fattibilità.
Il rapporto suggerisce, quindi, di smetterla con politiche industriali calate dall’alto e di iniziare a valutare davvero il merito dell’imprenditore ed il suo carattere. Si tratta evidentemente di asset intangibili, difficilmente valutabili con approcci tradizionali, ma esistono ormai tecniche in grado di analizzare sistematicamente le best practice ed i comportamenti che le hanno originate.
In questa nuova sfida gli statistici o meglio i data scientist possono avere un ruolo importante aiutando ad individuare nuovi strumenti di misura ed ad individuare le determinanti del successo imprenditoriale.

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