Diseguaglianze nell’uso del tempo libero tra i gruppi sociali

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Tania Cappadozzi, Manuela Michelini, Laura Cialdea

Istat, Direzione centrale per le statistiche sociali e il censimento della popolazione

cappadoz@istat.it , mamichel@istat.it, cialdea@istat.it

 

Il tempo libero[1] rappresenta una delle dimensioni che più incidono sulla qualità della vita della popolazione; è, infatti, quella quota di tempo che gli individui possono dedicare ad attività scelte liberamente, non soggette a vincoli imposti dall’esterno, non finalizzate a lucro e considerate fonte di piacere e/o di riposo.

Attraverso i dati dell’Indagine Uso del tempo 2013-2014 è possibile analizzare sia la quantità di tempo libero a disposizione in un giorno medio[2] sia la sua composizione. Gli individui scelgono come ripartire il loro tempo libero tra varie attività sulla base sì dei gusti personali, ma senza poter prescindere dalle proprie capacità di spesa; è, pertanto, interessante studiare come l’organizzazione del tempo libero cambi a seconda del gruppo sociale di appartenenza[3].

Nell’età adulta il tempo libero è una risorsa scarsa, a causa dei crescenti impegni quotidiani in attività difficilmente comprimibili, quali il lavoro, la cura casa e della famiglia: tra 25 e 64 anni il tempo libero a disposizione è di 4h20’, contro le 5h31’ dei giovani fino a 24 anni e le 6h33’ degli anziani.

In particolare il tempo libero è molto ridotto tra gli adulti appartenenti alle famiglie di impiegati e quelle a basso reddito di stranieri (rispettivamente 3h47’ e 3h52’). La quota di tempo libero delle donne è costantemente inferiore a quello degli uomini (3h55’ contro 4h47’), tuttavia tale differenza si attenua nei gruppi a più alto reddito: nella classe dirigente scende a 31’, mentre nelle famiglie a basso reddito di soli italiani e famiglie tradizionali della provincia italiana è superiore all’ora.

 

Principali attività di tempo libero di un giorno medio settimanale delle persone di 25-64 anni – Anno 2014 (composizione percentuale)

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Fonte: Indagine Uso del tempo

Guardare la televisione è per tutti la principale attività di tempo libero: in un giorno medio gli adulti vi dedicano il 38,6% del loro tempo libero, seguita dalla vita sociale (17,8%) e dal riposo (12,7%), mentre il resto del tempo è occupato da attività fisica, letture e attività culturali.

Rispetto ai diversi gruppi sociali, emergono diseguaglianze non solo nella quantità di tempo libero disponibile ma soprattutto nella sua composizione. Un aspetto che contraddistingue il tempo libero degli individui adulti della classe dirigente è la sua qualità, che mette in luce elementi non rinvenibili altrove: da un lato è più rilevante la quantità di tempo che gli appartenenti alla classe dirigente dedicato agli hobby, ai giochi e al computer (10,9% del tempo libero), alla lettura (9,7%) e alla fruizione culturale (3,5%); dall’altro la fruizione televisiva copre uno spazio più limitato (32,7%).

Tra gli adulti presenti nel gruppo delle anziane sole e giovani disoccupati emergono due diversi modi di vivere il tempo libero, essendo il gruppo caratterizzato da due diverse realtà. Il primo sottogruppo comprende le persone che vivono da sole e sono prevalentemente inattive, hanno un atteggiamento positivo nei confronti della vita quotidiana, apprezzano le relazioni sociali a cui dedicano 19,9% del loro tempo libero. Non rinunciano agli hobby, alle attività culturali, alla partecipazione a corsi a cui dedicano più tempo della media, rispettivamente il 9,7%, 2,7% e 2,2% del tempo libero, inoltre spendono parte del loro tempo anche per gli altri dedicando al volontariato l’1,3% del loro tempo libero, di contro dedicano meno tempo alla tv (33,3%). Il secondo sottogruppo, invece, comprende famiglie di più componenti in cui la persona di riferimento è disoccupata o inattiva, in tal caso il tempo libero è più simile alla media italiana.

La tv è maggiormente diffusa nelle famiglie a basso reddito, di cui maggiori fruitori sono gli adulti delle famiglie a basso reddito con stranieri con il 44,8% del tempo libero totale, delle famiglie a basso reddito di soli italiani con il 43,0% e delle famiglie tradizionali della provincia italiana con il 41,1%.

La vita sociale è la seconda attività di tempo libero maggiormente praticata dagli appartenenti alle famiglie tradizionali della provincia italiana e ai blue-collar, che praticano le relazioni sociali in modo più diffuso di quanto non facciano gli altri gruppi, rispettivamente 20,2% e 19,8% del loro tempo libero giornaliero.

Lo sport è una prerogativa dei gruppi benestanti, classe dirigente, pensioni d’argento e famiglie di impiegati vi dedicano rispettivamente il 5,0%, il 4,4% e il 4,8% del tempo libero rispetto al dato medio del 3,5%. Al contrario l’attività fisica non sportiva (camminare, fare passeggiate) è maggiormente praticata dagli appartenenti alle famiglie a basso reddito con stranieri (10,3%).

Sono sempre di più gli adulti che dedicano parte del loro tempo libero ad attività svolte tramite l’uso del PC o di Internet: la quota di quanti hanno dichiarato di svolgere tali attività per almeno 10’ nel giorno medio settimanale è il 23,9%, più che raddoppiata rispetto al 2008, quando era solo il 10,2% che ne dichiarava l’utilizzo, e quasi quadruplicata in 10 anni (era il 6,2% nel 2003). Coloro che utilizzano il PC o Internet vi dedicano in media 1h24’ al giorno. Nell’analisi per gruppi sociali anche sull’uso delle nuove tecnologie emergono delle diseguaglianze: nella classe dirigente la quota di coloro che utilizzano quotidianamente il PC o Internet arriva al 36,9%, si mantiene più alta della media per gli appartenenti alle famiglie di impiegati e per le persone inattive che vivono da sole (29%), al contrario per gli appartenenti alle famiglie a basso reddito con stranieri la quota è pari al 15,7%.

Sulla base di questi dati emerge chiaramente come l’appartenenza ad un gruppo sociale benestante orienti i comportamenti verso attività di tempo libero attivo come la realizzazione della creatività individuale, il gioco, le forme di hobby, l’informazione e l’aggiornamento culturale, a scapito di attività passive come la fruizione televisiva.

[1] Maria Carmen Belloni, Enciclopedia delle Scienze Sociali, 1998.

[2] Giorno teorico calcolato su base annua come media dei tipi di giorni feriale (lunedì-venerdì), prefestivo (sabato) e festivo (domenica.).

[3] Cfr. Istat, Rapporto annuale sulla situazione del Paese, 2017.

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