Le misure del benessere per le politiche dei territori

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Matteo Mazziotta

Il titolo della conferenza nazionale di statistica svoltasi a Roma nel novembre del 2004 recitava “La Statistica ufficiale è patrimonio dei cittadini. Uno strumento imparziale per comprendere e decidere”; la prossima conferenza del giugno 2016 ha come titolo “Più forza ai dati: un valore per il paese”. Gli anni trascorsi tra le due conferenze (nel mezzo ce ne sono state altre) hanno dimostrato l’efficacia comunicativa e l’attualità tematica di quel titolo che poneva e pone i numeri dell’Istat al servizio del paese e al centro del dibattito pubblico.

Negli ultimi anni la discussione in merito alla definizione e alla misurazione del benessere come fenomeno multidimensionale, in un’ottica di affiancamento (e non di sostituzione) al PIL, ha trovato diverse sponde nell’accademia e, soprattutto, all’Istat, che ha pubblicato tre rapporti sul Benessere Equo e Sostenibile (BES). Nell’ultimo [1], pubblicato nel dicembre 2015, sono stati calcolati indici sintetici [2] a livello regionale e nel tempo per i 9 domini di outcome creando un precedente unico tra gli uffici di statistica. Nel frattempo, la discussione da scientifica è divenuta politica: parlamentari e amministratori locali stanno affermando l’esigenza di collegare gli indicatori del benessere dell’Istat con interventi/azioni in campo socio-economico [3]. Una simile prospettiva creerebbe un legame ancora più forte tra la statistica ufficiale e l’intervento del policy maker nell’interesse del paese, così come titolato dalle succitate conferenze.

A tal riguardo, è indispensabile produrre misure di benessere per dettaglio territoriale sempre più fine; ai già validi e consolidati prodotti costituiti dal BES delle province e da UrBes (il BES nelle città) è necessario affiancare misure per tutti i comuni italiani in modo che amministratori e cittadini possano disporne per comprendere e decidere. Naturalmente, le indagini dirette oggi in vigore non forniscono indicatori socio-economici così disaggregati. Pertanto è necessario ricorrere all’utilizzo di fonti amministrative raccolte in sistemi informativi. Una sperimentazione in tale senso è già stata avviata dai ricercatori dell’Istat che hanno prodotto indicatori di salute, istruzione, lavoro, benessere economico in serie storica per i 131 comuni della Basilicata partendo dall’Archivio Integrato di Microdati Economici e Demografici (ARCHIMEDE) [4]. In tal senso, sembra auspicabile trovare un sistema che possa uniformare gli indicatori ai vari livelli territoriali anche attraverso l’utilizzo di stime per piccole aree. Di questo passo, è possibile creare misure per sistema locale del lavoro o per municipio/rione/quartiere della città, studiando così le caratteristiche di specifiche popolazioni. La strada è stata aperta e va percorsa integrando indagini dirette, fonti amministrative e big data attraverso l’applicazione di metodologie statistiche studiate in Istat e condivise a livello internazionale.

 

Bibliografia

[1]        Istat (2015), Il Benessere Equo e Sostenibile in Italia.

[2]        Mazziotta M., Pareto A. (2015), On a Generalized Non-compensatory Composite Index for Measuring Socio-economic Phenomena. Social Indicators Research, doi: DOI 10.1007/s11205-015-0998-2. Springer.

[3]        Camera dei Deputati – Atti Parlamentari, Proposta di Legge n. 2897 del 19/02/2015 su “Disposizioni per l’utilizzazione degli indicatori di benessere nelle politiche pubbliche”.

[4] Garofalo G. (2014), Il progetto Archimede: obiettivi e risultati sperimentali. Istat Working Paper n.9/2014, Istat

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