Le Initial Coin Offerings (ICOs): opportunità o rischio?

Paola Cerchiello e Anca Mirela Toma

 

Lo sviluppo di sistemi del tutto innovativi, decentralizzati e diffusi come la Blockchain ha permesso il fiorire di nuove forme di tecnologie finanziarie comunemente incluse nel termine Fin-Tech.

All’interno del mondo Fin-Tech si possono annoverare numerose nuove attività dalle caratteristiche del tutto specifiche e di conseguenza da relative nuove fattispecie di rischio.

Il peer to peer lending come prestiti tra pari senza la garanzia di un classico intermediario finanziario, gli scambi di criptomonete caratterizzata da valori altamente volatili e non così facilmente scambiali nei classici circuiti finanziari, il cyber risk costantemente sotteso ad una qualsiasi attività finanziaria di nuova generazione.

In quest’ambito sono di particolare interesse le cosiddette ICOs, cioè le Initial Coin Offerings (offerta iniziale di moneta) il cui acronimo è molto simile a quello delle IPOs  Initial Public Offerings (offerta pubblica iniziale). Le ICOs e la tecnologia che si cela alle spalle permettono una raccolta di capitali per nuovi progetti basati su tecnologia Blockchain, attraverso l’emissione di “token” o criptomonete/valute digitali.

La differenza sostanziale rispetto ai sistemi di crwdfunding e IPO è l’assenza della figura dell’intermediario  sostituita dalla Blockchain che permette lo svolgimento della campagna di acquisizione fondi in maniera decentralizzata e non attaccabile.

Alcuni numeri ci danno l’idea dell’ammontare di finanziamenti erogati attraverso le ICOs, 7 bil di dollari nel 2017 raccolti da circa 900 ICOs e 22 bil nel 2018 da un migliaio di ICOs.

Un aspetto rischioso di questi nuovi strumenti finanziari sono i comportamenti fraudolenti ovvero il proporre un’idea di business avvincente e dai facili guadagni che nella realtà si dimostrano essere solo furti di denaro. Questi progetti tipicamente mancano di una componente tecnica effettivamente realizzabile e di un team competente e affidabile.

In quest’ambito, la nostra attività di ricerca si è focalizzata sulla creazione di una database organico e completo su quante più ICOs emesse tra il 2017 e il 2018 e la relativa analisi per evidenziare le caratteristiche delle ICOs che sono sgnificatiavemnte impattanti sulla probabilità di successo oppure di fallimento. A tal fine raccogliamo costantemente le informazioni esistenti sulle ICOs reperibili dalle piattaforme web più utilizzate come Icobench e Coinschedule. Alcune di queste variabili sono il prezzo di emissione, la nazione, il numero di token, i membri del team, gli advisors, il prospetto informativo ”whitepaper” ed i canali social usati per la promozione. Accanto a questi dati numerici raccogliamo anche dati non strutturati principalmente provenienti dalle chat di Telegram, il principale social media usato dei team delle ICOs per costruire un canale diretto di comunicazione con i possibili investitori interessati.

L’analisi prevede un approccio combinato che utilizza modelli statistici di regressione logistica e classificatori come random forest in modo da rilevare le ICOs più rischiose. Al contempo l’analisi è coadiuvata e arricchita da uno studio sul contenuto testuale delle chat Telegram riguardanti l‘attività delle ICO e sui whitepaper, definendo il sentimento prevalente della comunità di sostenitori e possibili investitori e la qualità del whitepaper.

I risultati statistici su circa 200 ICOs ci mostrano che variabili come il numero dei membri del team, il numeri di advisors, la presenza del canale Twitter del canale Telgram e di un sito web sono i fattori più rilevanti per distinguere un’attività di successo da una fraudolenta. Inoltre l’analisi del sentiment delle chat Telegram ha mostrato l’importanza di una percezione positiva da parte dei potenziali investitori per incrementare le probabilità di successo delle raccolta fondi.

Da ultimo è importante ricordare che il successo di una ICOs non dipende solo e unicamente dalla capacità di raccogliere i finanziamenti necessari. Alcuni studi recenti hanno infatti dimostrato che seppur in grado di raggiungere il cap prefissato, molte ICOs una volta lanciate sul mercato falliscono, ovvero non sono in grado di sostenere e alimentare l’idea di business.

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