Il nuovo indice di complessità e rilevanza economico-sociale e criminale adottato della GdF per il benchmarking delle province italiane

Quando si pensa a una “dashboard” si immagina spesso un cruscotto di grafici: numeri ordinati, mappe colorate, indicatori che salgono e scendono. Ma la vera differenza tra una dashboard “bella” e una dashboard utile non sta nel design: sta nelle regole con cui quei dati vengono raccolti, verificati, aggiornati e messi in relazione tra loro. È proprio questo l’obiettivo che la Guardia di Finanza ha raggiunto con la nuova dashboard nata anche grazie agli accordi di collaborazione con la SIS, l’Università di Parma e l’Università di Milano Bicocca. 

Non solo dati

Oggi le Pubbliche Amministrazioni e le istituzioni che operano per la tutela dell’economia e della legalità devono decidere dove concentrare le risorse e come farlo in modo coerente sul territorio. Le esigenze sono molte: controlli economico-finanziari, contrasto alle frodi, monitoraggio dei fenomeni di illegalità, ma anche capacità di leggere il contesto sociale ed economico che cambia rapidamente.

In questo scenario, la statistica non è un “lusso accademico”: è un linguaggio comune che aiuta a trasformare informazioni sparse in un quadro d’insieme. Tuttavia, perché questo avvenga, bisogna costruire un’infrastruttura robusta. Ottenuta integrando:

  • dati provenienti da fonti “esterne” ufficiali (istituzioni che producono statistiche e archivi amministrativi),
  • e dati “interni” legati all’attività istituzionale della Guardia di Finanza.

Questa integrazione non è un dettaglio tecnico: è la base su cui poggia la dashboard. Grazie al lavoro di un team di esperti oggi è possibile leggere insieme contesto economico-sociale e segnali di rischio o vulnerabilità, con una granularità territoriale utile a prendere decisioni operative. La dashboard non “sostituisce” la valutazione umana: la supporta, rendendo più chiaro dove si concentrano complessità, criticità e fabbisogni.

Un ponte tra università e istituzioni: la statistica come bene pubblico

La Guardia di Finanza supportata degli Atenei di Parma, Milano-Bicocca e Bari ha lavorato  per costruire indicatori sintetici e indicatori tematici capaci di descrivere, in modo comprensibile, fenomeni complessi.

Il risultato non è solo uno strumento interno: è una best practice di cultura statistica applicata. Tutto nasce dalla consapevolezza che la statistica può:

  • migliorare la capacità di scegliere e programmare,
  • aumentare la trasparenza dei processi decisionali (almeno nella parte aggregata e comunicabile),
  • ridurre il rischio di decisioni basate su percezioni episodiche o su dati non confrontabili.

La richiesta ISI: portare la best practice su un palcoscenico internazionale

Non sorprende, quindi, che un’esperienza di questo tipo abbia suscitato interesse anche fuori dai confini nazionali. La richiesta di ISI (International Statistical Institute) di organizzare un evento internazionale dedicato a questa best practice va letta come un segnale forte: non si tratta soltanto di un progetto “ben riuscito”, ma di un modello esportabile, perché fondato su principi che valgono ovunque:

  • integrazione tra fonti,
  • qualità e tracciabilità,
  • indicatori pensati per decisioni reali,
  • collaborazione strutturata tra istituzioni e università.

Un evento internazionale avrebbe un duplice valore: da un lato, consentirebbe di condividere una best practice dall’altro, permetterebbe di aprire un confronto su standard, linguaggi comuni e forme di cooperazione che rendano i cruscotti decisionali più affidabili e più utili per la collettività.

In definitiva, la dashboard descritta nell’articolo non è solo un prodotto informatico. È l’esito di un patto tra competenze diverse: operative, istituzionali e scientifiche. I protocolli con la Guardia di Finanza sono il dispositivo che rende quel patto solido, ripetibile, aggiornabile.

Raccontare questa esperienza significa ribadire un’idea semplice ma decisiva: la cultura statistica non vive solo nei manuali, ma soprattutto nei processi che permettono ai dati di diventare conoscenza condivisa e, quando serve, azione pubblica più efficace.

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Paolo Mariani
Università degli studi di Milano |  + posts
Marco Riani