La ripartenza sostenibile

Corrado Crocetta

 

Il 20 ottobre in occasione della terza giornata mondiale della statistica che è coincisa con la decima giornata italiana della statistica, la SIS, in collaborazione con la Cabina di Regia della Presidenza del Consiglio dei Ministri Benessere Italia e con l’ISTAT, ha organizzato un webinar dal titolo La ripartenza sostenibile.

Al webinar disponibile su YouTube hanno partecipato personalità di grande rilevanza nazionale ed internazionale (programma) che hanno evidenziato l’importanza della statistical literacy e quanto la statistica possa essere utile per prendere decisioni consapevoli anche in situazioni molto complesse come la recente pandemia.

1.Sostenibilità e sviluppo

Ci sono parole capaci di imporsi nel discorso pubblico fino a conquistare il rango di paradigma. La sostenibilità è un approccio, un metodo, una mentalità e consta nella individuazione di politiche in grado di soddisfare i bisogni attuali senza compromettere le opportunità delle future generazioni. Il concetto di sostenibilità si può attuare in chiave economica, finanziaria, politica, culturale, tecnologica, ambientale, sanitaria…

La sostenibilità è l’opposto del presentismo, della logica del “giorno per giorno”, dell’ideologia della contestualità e della simultaneità. La progettazione di politiche sostenibili produce effetti generalizzati ed interconnessi tra loro, per cui il tema della sostenibilità è quasi sempre associato a quello della complessità. Per evitare che l’homo sapiens sapiens diventi homo simplex vanno riviste le logiche delle progressioni lineari e quelle del rapporto causa/effetto ed input/output. Più una società è complessa, più servono scelte sostenibili ad opera di istituzioni, imprese, cittadini.

2. Complessità e sostenibilità

La complessità è evidente se si tiene conto che per progettare politiche efficaci è necessario coniugare tre categorie: sostenibilità economica e finanziaria; sostenibilità sociale e culturale; sostenibilità ambientale. Quanto alla prima categoria, si ricordi che essa si colloca alla base dello sviluppo sostenibile e fa riferimento alla capacità di un sistema di generare una crescita duratura dei principali indicatori economici, ovvero ricchezza e occupazione. La sostenibilità sociale e culturale ruota intorno al contrasto delle disuguaglianze e alla responsabilità sociale d’impresa. La sostenibilità ambientale si basa sulla consapevolezza che le risorse di un pianeta non sono infinite e vanno preservate con cura, senza sprechi. La sostenibilità, nell’era della complessità, implica un’analisi costi benefici in cui valutare i pro ed i contro delle diverse opzioni di sviluppo disponibili.

Nel momento in cui si definiscono delle politiche bisogna anche definire dei processi che consentano di valutarne l’impatto. In un sistema complesso non è semplice valutare gli effetti delle politiche ma è una sfida che dobbiamo accettare. Ad esempio la Relazione sugli indicatori di benessere equo e sostenibile (Relazione BES), giunta oramai alla terza edizione, rappresenta un chiaro esempio di accountability delle policy intraprese. Infatti, la Relazione BES 2020 aggiorna la previsione degli indicatori BES per il triennio in corso in base agli effetti della Legge di Bilancio di recente approvazione. Il quadro programmatico per il successivo triennio sarà presentato dal Governo nell’Allegato BES che accompagna il Documento di Economia e Finanza (DEF) previsto per aprile 2021. La Relazione BES di quest’anno considera numerose misure quali: il taglio del cuneo fiscale sul lavoro, il finanziamento di nuovi investimenti pubblici nell’ambito del Green New Deal e l’introduzione di nuove imposte ambientali a tutela della salute.

I dodici indicatori considerati nella relazione 2020 riguardano 8 dei 12 domini del BES utilizzati dall’Istat. Detti indicatori BES sono utili non solo per fare previsioni ma anche per valutare l’impatto delle politiche attuate. È innegabile che occorrono più dati, ma serve anche un maggiore livello di disaggregazione territoriale.

L’Agenda 2030, firmata da tutti i Paesi del mondo, nel settembre 2015, ha individuato 17 Obiettivi detti Sustainable Development Goals, articolati in 169 sotto-Obiettivi. L’Onu, l’Istat e tanti altri istituti di statistica provano a misurare l’andamento rispetto a questi Obiettivi e sotto-Obiettivi attraverso indicatori di varia natura.

Per monitorare il raggiungimento di questi obiettivi è necessario però disporre in modo tempestivo di dati affidabili. La Commissione Europea chiederà all’Italia di monitorare il piano nazionale di ripresa per cui dovremo migliorare le nostre capacità di misurare l’efficienza delle pubbliche amministrazioni.

Da più parti giungono segnali che occorre intervenire tempestivamente per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici e per tutelare l’ambiente preservando le risorse naturali. Sia il Parlamento Europeo che quello Italiano hanno dato indicazioni chiare sulla necessità di invertire la rotta investendo risorse significative per il risanamento ambientale e la messa in sicurezza dei nostri territori che mostrano la loro fragilità al cambiamento climatico in atto.

L’unica strada percorribile in questo momento è quella del rispetto della sostenibilità ambientale e dell’uso responsabile delle risorse naturali.

L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, approvata nel 2015, prevede 17 obiettivi legati all’ecosostenibilità e alla resilienza, ma anche alla dignità umana, la stabilità politica regionale e mondiale e la prosperità economica. Il Green deal europeo 2050, approvato nel 2020, prevede un piano di transizione ecologica molto ambizioso per l’U.E. e punta a raggiungere le emissioni zero entro il 2050.

Come concordato nel Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2020, per conseguire l’obiettivo della neutralità climatica per il 2050, in linea con gli obiettivi dell’accordo di Parigi, l’UE deve aumentare le proprie ambizioni per il prossimo decennio nonché aggiornare il quadro per le politiche dell’energia e del clima. A tal proposito il Presidente del Consiglio Italiano Conte ha dichiarato che emerge la necessità di accompagnare la duplice transizione verde e digitale. Per questo l’Italia ha messo a punto un piano che dedicherà il 40% delle risorse a investimenti nella sostenibilità ambientale, fra cui trovano ampio spazio l’efficientamento energetico, l’economia circolare, la tutela del territorio e del patrimonio idrico. Almeno il 20% delle risorse saranno dedicate agli interventi per favorire la digitalizzazione del sistema produttivo con particolare riferimento agli incentivi per l’adozione di nuove tecnologie 4.0 nei processi produttivi della pubblica amministrazione e della cittadinanza nel suo complesso. Solo così si potranno colmare i divari strutturali che il nostro Paese da troppi anni registra rispetto alla media europea in relazione alla produttività e agli investimenti.

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