Misurare la sostenibilità per costruire benessere: l’esperienza di SIS-DIAS

Abbiamo intervistato Filomena Maggino, coordinatrice della Sezione SIS-DIAS (Dati, Indicatori e Analisi per la Sostenibilità della Società Italiana di Statistica), professoressa ordinaria di Statistica sociale alla Sapienza di Roma ed ex presidente della Cabina di Regia “Benessere Italia” presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in occasione del convegno Future of Sustainability, promosso proprio dalla SIS-DIAS e tenutosi a Bari l’11 e 12 settembre 2025.

Negli ultimi quattro anni, il gruppo ha promosso numerose iniziative scientifiche e occasioni di confronto multidisciplinare dedicate al tema della sostenibilità. Con la sua coordinatrice abbiamo tracciato un bilancio delle attività e riflettuto sulle sfide future.

D. Filomena, quali aspetti ritiene più significativi dei suoi quattro anni di coordinamento del Gruppo SIS-DiAS?
R. Sono stati anni intensi e stimolanti. Quando abbiamo avviato il percorso ci eravamo posti l’obiettivo di dare al tema della sostenibilità un respiro ampio, che andasse oltre la dimensione puramente ambientale, per abbracciare anche gli aspetti economici, sociali e istituzionali. Ho voluto portare avanti un approccio sistemico e complesso, capace di collegare la sostenibilità al benessere delle persone, del quale la sostenibilità rappresenta la qualità del processo di promozione.

D. In questo periodo avete promosso numerose attività: quali iniziative considera più rilevanti?
R. Abbiamo organizzato workshop, convegni e sessioni tematiche all’interno delle conferenze SIS. Abbiamo pubblicato special issue su riviste scientifiche, raccolto contributi in volumi collettanei e, soprattutto, favorito la collaborazione tra università, enti di ricerca e istituzioni pubbliche. Ricordo in particolare i seminari interdisciplinari sul rapporto tra
sostenibilità e indicatori statistici, così come le iniziative dedicate ai sistemi di misurazione locale, che hanno coinvolto amministrazioni comunali e regionali.

D. La pandemia, la crisi climatica ed energetica hanno reso la sostenibilità un tema di crescente urgenza. In che modo il Gruppo ha affrontato tali sfide?
R. Abbiamo cercato di leggere questi eventi come veri e propri “stress test” della sostenibilità. L’assenza di benessere sistemico si è manifestata in tutta la sua drammaticità: fragilità economiche, disuguaglianze sociali, vulnerabilità ambientali. Come gruppo abbiamo promosso riflessioni e ricerche che hanno messo in luce l’urgenza di adottare strumenti di monitoraggio dinamici, capaci di segnalare in tempo reale le aree di maggiore fragilità.

D. Gli indicatori ricorrono frequentemente nei vostri lavori. Cosa significa, concretamente, “misurare la sostenibilità” oggigiorno?
R. Analizzare la sostenibilità vuol dire innanzitutto disporre di dati in grado di monitorare la realtà in forma sistemica. Tali dati alimentano gli indicatori che non necessariamente “misurano” la sostenibilità. Infatti, il monitoraggio del benessere di un paese attraverso la lente della sostenibilità vuole dire anche realizzare analisi degli indicatori per mettere in evidenza le fragilità, le crisi, le possibili evoluzioni dei fenomeni. Recentemente, abbiamo realizzato e presentato uno studio sulla sostenibilità sociale soffermandoci sul ruolo che in questa svolge la fiducia (interpersonale e istituzionale). Tale studio ha utilizzato la teoria delle catastrofi al fine di identificare un’area di instabilità (ovvero quando determinati valori di fiducia mettono una società in una situazione di forte instabilità).
Ciò non toglie che si possano costruire indicatori ad hoc di sostenibilità che siano definiti in maniera rigorosa ma anche che risultino utili per le decisioni pubbliche.
La sostenibilità è, in fondo, una prospettiva di lungo periodo sul benessere e richiede misurazioni multidimensionali e integrate, che tengano insieme ambiente, economia, società e istituzioni.

D. Guardando al futuro, quali ritiene siano le priorità che il Gruppo SIS-DiAS dovrebbe perseguire?
R. Credo che ci sia ancora molto da fare nel dialogo con le istituzioni e con la società civile. I dati e gli indicatori devono diventare strumenti condivisi, comprensibili e utilizzabili non solo dagli addetti ai lavori ma anche dai decisori politici e dai cittadini. Il nostro Gruppo continuerà a lavorare per sviluppare metodi analitici avanzati, ma anche per diffondere una vera e propria cultura della osservazione, monitoraggio e analisi della sostenibilità.

D. Se dovesse riassumere in una sola frase il bilancio di questi quattro anni, quale userebbe?
R. Direi che abbiamo dimostrato come la sostenibilità non sia un tema “di moda”, ma un paradigma che richiede nuovi strumenti conoscitivi e una visione collettiva. È una sfida che riguarda tutti e per la quale la statistica può dare un contributo fondamentale.

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