Autonomia finanziaria e propensione al lavoro: un caso studio sugli adolescenti tra paghette e lavoretti e comportamenti di spesa

 

Barbara Angelillis – LUM University, Casamassima

 

INTRODUZIONE

Lo sviluppo dell’autonomia finanziaria negli adolescenti è un elemento chiave per comprendere la loro indipendenza e le dinamiche comportamentali legate all’uso del denaro, soprattutto in un contesto come quello italiano in cui il lavoro giovanile è meno diffuso rispetto ad altri paesi europei. Lo studio, condotto su un campione di 700 studenti delle scuole secondarie di secondo grado di Foggia, selezionati casualmente per garantire eterogeneità socio-demografica, ha utilizzato un questionario anonimo somministrato nell’ambito del progetto “Sotto traccia” e nel rispetto delle normative etiche e sulla privacy. I dati sono stati analizzati con il software JASP attraverso modelli di regressione logistica, impiegando i criteri AIC e BIC per la selezione del modello e indici di bontà di adattamento come McFadden’s R², Nagelkerke’s R², Tjur’s R² e Cox & Snell’s R² per valutare la capacità esplicativa delle variabili. L’analisi ha permesso di evidenziare relazioni significative tra comportamenti economici, genere, ricezione della paghetta e partecipazione a lavoretti, offrendo una base solida per future riflessioni sull’educazione economica e l’indipendenza dei giovani.

RISULTATI

Per l’anno scolastico 2022/2023 sono stati somministrati 700 questionari a giovani tra i 13 e i 19 anni, con un tasso di risposta del 97,57%, che assicura la rappresentatività del campione. Il campione è composto in modo equilibrato: 51,15% femmine e 48,85% maschi. L’età media delle studentesse è 15,51 anni (DS=1,35) e quella degli studenti 15,24 anni (DS=1,13), con una maggiore variabilità tra le femmine (CV=8,7%) rispetto ai maschi (CV=7,4%). La maggior parte degli intervistati (75,11%) risiede a Foggia, il resto in aree limitrofe. Sul piano socio-economico, il 64,43% proviene da famiglie in cui entrambi i genitori lavorano, mentre nel 30,38% lavora solo il padre e nel 4,12% solo la madre; il 78,63% vive in casa di proprietà. L’analisi incrociata tra genere, ricezione della paghetta e svolgimento di lavoretti occasionali mostra che la paghetta è distribuita in modo omogeneo tra maschi e femmine (50,5% contro 49,5%), mentre le differenze di genere emergono con forza rispetto alla propensione al lavoretto. Le studentesse sono più presenti tra coloro che non svolgono lavoretti, sia che ricevano (55,9%) sia che non ricevano la paghetta (54,4%), mentre gli studenti prevalgono tra chi svolge lavoretti, soprattutto se ricevono anche la paghetta (67,9%) o ne sono privi (60,9%). Questi dati confermano una maggiore inclinazione maschile verso l’attività lavorativa e una tendenza femminile a un approccio più passivo, suggerendo la persistenza di differenze culturali e comportamentali di genere nella costruzione dell’autonomia economica.

Tab.1 – Paghetta e Lavoretto per Genere

Con lo scopo di esplorare i fattori che influenzano la probabilità di svolgere un lavoretto per gli adolescenti, si è adottato come approccio statistico una logistic regression, tecnica più appropriata per modellare le probabilità del comportamento degli studenti in funzione dei fattori predittivi. Si sceglie come variabile dipendente la propensione al lavoretto, come covariabile l’età e come factors le variabili categoriali paghetta e genere.

Il modello base M₀, senza le variabile predittive ha una devianza pari a 652.755. Con l’introduzione delle variabili il modello M₁ riduce la devianza a 622.589, dunque queste variabili spiegano una parte significativa della variazione della propensione a svolgere un lavoretto. Il valore di ΔΧ² (30.156, p < 0.001) spiega come l’inclusione di queste variabili predittive migliori significativamente il modello rispetto a quello di base, rendendolo più adatto a spiegare le scelte degli adolescenti in relazione al lavoro. Il modello di McFadden R² pari a 0.046 suggerisce che il modello spiega una piccola parte della variazione nella probabilità di svolgere un lavoretto, pur essendo basso resta indicativo che le variabili abbiano una certa influenza sul comportamento propensione al lavoretto, suggerendo che ci potrebbero essere altri fattori socio culturali che influenzano il comportamento individuale dello studente. Il modello di Nagelkerke R² spiega la variabilità del comportamento osservato con un valore dello 0,071 pur essendo più alto del McFadden R² continua a suggerire altre variabili.

L’analisi dei coefficienti nel modello logistico M₁ stima la probabilità che una studente svolga un lavoretto in funzione di tre predittori, età, ricezione della paghetta e il genere.

ETÀ
La variabile età risulta un predittore significativo nella propensione degli adolescenti a svolgere un lavoretto. Il coefficiente logit stimato è pari a 0,230 (errore standard 0,082, p = 0,005), indicando che, mantenendo costanti le altre variabili (paghetta e genere), ogni anno in più di età aumenta significativamente la probabilità di svolgere un lavoretto. La trasformazione esponenziale del coefficiente logit restituisce un odds ratio di 1,259, che equivale a un incremento del 25,9% nelle odds (cioè nel rapporto tra la probabilità di svolgere un lavoretto e quella di non farlo) per ogni anno di età in più. L’intervallo di confidenza al 95%, compreso tra 1,071 e 1,478, non include il valore 1, confermando la significatività e affidabilità dell’effetto stimato. In sintesi, l’età è un fattore determinante nella scelta degli adolescenti di intraprendere lavoretti occasionali, con un aumento della propensione che cresce in modo costante con l’avanzare dell’età.

PAGHETTA DEI GENITORI
Il coefficiente logit stimato per la variabile paghetta è pari a 0,484 (errore standard 0,209, p = 0,020), risultando statisticamente significativo. Questo indica che, a parità di età e genere, ricevere una paghetta dai genitori aumenta la probabilità di svolgere un lavoretto. La trasformazione in odds ratio restituisce un valore di 1,623, ovvero gli adolescenti che ricevono la paghetta hanno odds maggiori del 62,3% di svolgere un lavoretto rispetto a chi non riceve tale supporto economico. L’intervallo di confidenza al 95% (da 1,078 a 2,445) non include il valore 1, confermando la significatività statistica dell’effetto. Questo risultato suggerisce che la paghetta non disincentiva l’iniziativa lavorativa, ma al contrario può rafforzarla, forse perché offre una base economica e psicologica che facilita l’iniziativa personale. Il modello conferma quindi che la ricezione della paghetta è associata a una maggiore propensione al lavoro tra gli adolescenti, i quali sembrano motivati a gestire autonomamente le proprie risorse economiche e a sviluppare competenze di responsabilità finanziaria.

GENERE (MASCHILE)
Per la variabile genere maschile, la stima del coefficiente logit è pari a 0.936 (errore standard = 0.210), ed è altamente significativa (p < .001). L’odds ratio corrispondente è 2.551, indicando che i ragazzi hanno odds più che doppie rispetto alle ragazze di svolgere un lavoretto, a parità di età e condizione economica. L’intervallo di confidenza al 95% per l’odds ratio è compreso tra 1.691 e 3.850. viene confermata la significatività statistica suggerendo una chiara associazione tra il genere maschile e la maggiore propensione al lavoretto occasionale.
Vengono utilizzati i diagnostici di multicollinearità per verificare le correlazioni tra le variabili indipendenti nel modello di regressione logistica.

Il valore di Tolerance per la variabile età di 0.953, indica che l’età non è fortemente correlata con le altre variabili indipendenti nel modello. Il valore di VIF di 1.049 è molto basso e ben al di sotto della soglia critica di 5, che indica l’assenza di multicollinearità. Dunque l’effetto dell’età nel modello non è distorto dalla correlazione con altre variabili, confermando assenza di problemi di multicollinearità.
Anche il Tolerance per paghetta genitori con 0,986 indica una bassa correlazione con le altre variabili indipendenti Il VIF associato è 1.014, molto inferiore a 5, il che significa che non c’è alcun segno di multicollinearità problematica. La paghetta genitori non sembra interferire con gli altri predittori, quindi i suoi effetti nel modello possono essere considerati stabili e non distorti.
Anche per la variabile genere, il valore di Tolerance è 0.964, che indica una bassa correlazione con le altre variabili indipendenti. Il VIF è 1.038, ben al di sotto della soglia di allarme di 5, suggerendo che non ci sono problemi di multicollinearità tra il genere e le altre variabili del modello. Pertanto, anche l’influenza del genere sulla probabilità di svolgere un lavoretto non è influenzata da una forte correlazione con altre variabili.

Infine le metriche di performance sono essenziali per valutare la qualità di un modello di
regressione logistica. Le due metriche riportate in questo caso sono Accuracy e AUC (Area Under the Curve), che offrono una panoramica sulle capacità predittive e discriminative del modello.
L’accuracy rappresenta la proporzione di previsioni corrette effettuate dal modello. In questo caso, il modello ha un’accuratezza del 80.2%, il che significa che l’80.2% delle osservazioni sono state correttamente classificate tra coloro che fanno e non fanno un lavoretto, dunque il modello ha una buona capacità di predire correttamente il comportamento in relazione alla variabile dipendente.
L’AUC rappresenta l’area sotto la curva ROC (Receiver Operating Characteristic), che fornisce una misura della capacità discriminante del modello. In questo caso, il valore di AUC è 0.648, il che indica che il modello ha una capacità di discriminazione tra le due classi (chi fa il lavoretto e chi non lo fa) maggiore del 50%. Tuttavia, un valore di AUC di 0.648 è inferiore a quello che si considera generalmente un buon modello. Questo suggerisce che, pur avendo una certa capacità discriminante, il modello potrebbe non essere sufficientemente preciso nel distinguere tra le due categorie.

ANALISI DEI COMPORTAMENTI DI SPESA PER GENERE
L’analisi delle scelte di spesa per genere evidenzia differenze comportamentali marcate tra studenti e studentesse nella gestione delle risorse economiche. I ragazzi mostrano una netta prevalenza di consumi orientati verso tecnologia e mobilità, con il 74% che spende in videogiochi e materiale informatico e il 92,31% in auto e moto, rispetto a percentuali molto più basse tra le ragazze. Anche in categorie come ricariche telefoniche (56,14% M vs 43,86% F) e risparmio (56,25% M vs 43,75% F), i maschi risultano più attivi. Al contrario, le ragazze esprimono preferenze più marcate per consumi culturali e relazionali: il 77,23% investe in libri e giornali, il 77,19% in concerti, il 60,58% in viaggi e il 57,69% in regali. In ambiti di socializzazione come discoteca e bere in compagnia, le differenze si attenuano, mentre in attività come cinema/teatro (54,35% F) e pizzeria/pub/bar (50,70% F) le ragazze mostrano una leggera prevalenza. Un’eccezione interessante è rappresentata dal consumo di sigarette, dove i maschi superano le femmine (52,38% vs 47,62%). Questi dati confermano che, mentre i ragazzi tendono a investire in strumenti che rafforzano l’autonomia e l’individualismo (tecnologia, veicoli, risparmio), le ragazze mostrano una maggiore attenzione a relazioni sociali, esperienze culturali e condivisione, delineando modelli di consumo distinti ma coerenti con i cambiamenti socio-culturali contemporanei.

CONCLUSIONI
Lo studio ha analizzato i fattori che influenzano la propensione degli adolescenti a svolgere un lavoretto, concentrandosi su variabili socio-demografiche come età, genere e ricezione della paghetta. L’analisi di regressione logistica ha evidenziato che l’età incide positivamente sulla probabilità di intraprendere un’attività lavorativa, suggerendo che con l’aumentare dell’età cresce anche l’autonomia e la responsabilità economica. Inoltre, è emerso che i ragazzi che ricevono una paghetta dai genitori sono più propensi a cercare lavori extra, a conferma del ruolo della disponibilità di denaro come stimolo allo sviluppo di competenze gestionali. Il dato più rilevante riguarda il genere: i maschi risultano significativamente più inclini a lavorare rispetto alle femmine, una disparità che sembra riflettere modelli culturali e sociali ancora influenti. Questi risultati sottolineano la necessità di politiche educative mirate a promuovere l’autonomia economica e a ridurre le disuguaglianze di genere, anche attraverso programmi di educazione finanziaria legati alla gestione della paghetta. Lo studio, pur offrendo spunti rilevanti, presenta alcuni limiti, tra cui l’assenza di variabili familiari e motivazionali e l’impossibilità, data la natura cross-sezionale della ricerca, di valutare l’impatto a lungo termine delle esperienze lavorative giovanili. Ulteriori ricerche, anche di tipo qualitativo, potrebbero approfondire le motivazioni sottostanti alle differenze osservate, contribuendo alla costruzione di interventi più efficaci per sostenere l’ingresso equo dei giovani nel mondo del lavoro.

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